Marcela Gottardo
Dal 17 di gennaio al 5 di aprile.
Vernissage: 17 di gennaio dalle 17 alle 20.
CIVETTA
CIVETTA è una mostra personale di Marcela Gottardo che si sviluppa come un percorso sensibile e simbolico, attraversando temi di trasformazione, soglia e ascolto interiore attraverso ceramica, opere su carta e installazione.
La civetta, creatura notturna e figura archetipica della visione nel buio, guida il visitatore all’interno di uno spazio intimo, dove la materia assume una qualità evocativa e meditativa. Le forme ceramiche, i disegni e gli elementi installativi costruiscono un ambiente in cui il gesto artistico si lega a una dimensione di tempo rallentato e di presenza.
La mostra si articola in due stanze. Nella seconda, un paesaggio sonoro composto da suoni della natura, realizzato in collaborazione con l’artista Marco Ulivieri, amplia l’esperienza percettiva e introduce una dimensione immersiva e corporea dell’ascolto.
Il progetto è accompagnato da un testo critico della curatrice e critica d’arte Loredana Barillaro.
CIVETTA invita il pubblico a un’esperienza non narrativa ma percettiva, in cui lo spazio espositivo diventa luogo di attraversamento e trasformazione.
CIVETTA is a solo exhibition by Marcela Gottardo unfolding as a symbolic and sensory journey that explores themes of transformation, threshold, and inner listening through ceramics, works on paper, and installation.
The owl (civetta), a nocturnal and archetypal figure associated with vision in darkness, guides visitors through an intimate space where matter takes on an evocative and contemplative quality. Ceramic forms, drawings, and installation elements create an environment shaped by slowness, presence, and perceptual attention.
The exhibition is articulated across two rooms. In the second space, a soundscape composed of natural sounds, created in collaboration with artist Marco Ulivieri, expands the sensory experience and introduces an immersive, bodily dimension of listening.
The exhibition is accompanied by a critical text by curator and art critic Loredana Barillaro.
CIVETTA invites visitors to engage with art as a perceptual and transformative experience rather than a narrative one, turning the exhibition space into a site of passage and reflection.
di Loredana Barillaro
Civetta è un progetto che nasce come “attraversamento simbolico e sensibile, tra materia, luce e visione interiore”. La civetta, creatura che vede nel buio, diventa guida e soglia: accompagna il visitatore in un percorso che unisce ceramica, pittura e installazione, evocando un laboratorio intimo in cui la materia si trasforma e rivela ciò che normalmente resta nascosto. Forme cave, superfici bruciate, vasi, candele in cera d’api e dipinti che oscillano tra notte e cosmo costruiscono uno spazio sospeso, dove il gesto artistico diventa esperienza di trasformazione. Civetta non racconta, ma invita a sostare. Nel silenzio, nel suono, nel divenire”.
È con queste parole che Marcela Gottardo ci introduce alla sua mostra all’interno della quale ogni spettatore è chiamato a costruire una propria intima percezione, a farsi consapevole, egli è centro e principio della narrazione. Possiamo così indagare lo stile dell’artista, uno stile che si fa educazione, si fa messaggio universale da trasmettere. Per quanto Marcela Gottardo ami indagare mezzi e linguaggi anche molto diversi fra loro, la tensione ad una sperimentazione estrema non le appartiene, il rischio di giungere ad una forma di stagnazione, che nulla ha a che fare con il concetto stesso di sperimentazione, sarebbe troppo alto. Ella non insegue la riconoscibilità a tutti i costi, poiché la sua è un’esigenza continua di mutamento capace, però, di mantenere un tratto necessariamente distintivo. Scopriamo così che la mostra è frutto della vita personale dell’artista e del suo essere stata bambina; Marcela ci racconta della pesante miopia di cui ella soffrì fino all’età di nove anni e che la rese quasi cieca, e di come, questa, fu determinante nel suo futuro di artista. Fino a quell’età aveva potuto cogliere unicamente colori e forme indefinite, e solo dopo aver messo gli occhiali quanto le stava intorno iniziò a prendere forma, ciò che era solo massa e colori fluidi, diveniva man mano luogo sempre più definito. Una condizione certamente difficile ma che, parallelamente, l’ha condotta a sviluppare un grande bagaglio immaginativo. Fu allora però che iniziò ad essere “civetta”, a causa delle spesse lenti che doveva indossare. Un percorso espositivo che si connota quindi quale mezzo di conoscenza del proprio essere, il domandarsi il perché delle cose attraverso esperimenti visivi. La visione di una bambina si fa sguardo di adulta, la presa di coscienza di un vissuto di cui solo con il tempo l’artista diventa consapevole. Tutto è connesso, ogni parte è nel tutto e ogni cosa rappresenta, in fondo, ciò che siamo, il nostro vivere nello spazio per muovere in esso.
La mostra si articola in più ambienti all’interno dei quali un “paesaggio sonoro” composto da suoni della natura – realizzato dall’artista Marco Ulivieri – avvolge lo spazio e ne modifica la percezione, invitando ad un ascolto profondo e ad un’esperienza quasi immersiva. Ceramiche, vasi astratti e a forma di civetta collocati su mensole sembrano voler ricreare una partitura musicale connotata dalla presenza di piante – alcune verdi, altre non più vive – e dipinti di piccole dimensioni che ricreano il dualismo luce-buio, caldo-freddo. Gli elementi che compongono l’esposizione non sono pertanto “oggetti”, sono custodi di idee, forme e linguaggi ogni volta diversi, all’interno di una sperimentazione che, per esistere, necessita dell’aspetto visivo, tattile e sonoro. Ed è così che le opere pittoriche costituiscono, nell’immaginario dell’artista, fonti di energia, luce, colore e cosmo. I disegni su carta segnano un passaggio tra uno spazio e l’altro, sono silenzi, intervalli, pause fra i suoni del vociare umano; a loro volta le ceramiche divengono corpi, contenitori di vita; i rami secchi e le foglie sono l’elemento naturale che fa da ponte tra vita e forma.
Ogni cosa prende le mosse dal bisogno di scomporre e ricomporre ciò che l’artista bambina vedeva come un tutt’uno e in cui, evidentemente, l’elemento cromatico dettava la direzione. La civetta si fa l'elmo con cui difendersi poiché, ancor prima, è maschera di dispiacere. Ma è anche forza, quella forza di vedere laddove altri non vedono e non sentono, è attivazione dei sensi. Marcela Gottardo in questa mostra costruisce un universo personale in cui ognuno è invitato a procedere, a rintracciare l’origine mediante uno sguardo che decodifica e prende atto.
La mostra integra un ambiente sonoro immersivo realizzato in collaborazione con l’artista Marco Ulivieri.
I suoni della natura e il richiamo della civetta ampliano lo spazio visivo, trasformando l’esperienza in un ascolto corporeo e percettivo. Il paesaggio sonoro non accompagna l’opera, ma ne diventa parte attiva, creando una soglia sensibile tra materia, tempo e presenza.