Transizioni | Serena Tani e Marco Ulivieri

testo critico di Benedetta Falteri

vernissage: sabato 27 giugno 2026

The Open Studio Firenze

Transizioni presenta la ricerca artistica di Serena Tani e Marco Ulivieri, una riflessione a due voci sulle dinamiche del cambiamento, delle trasformazioni e delle relazioni naturali e umane.

Terre e applicazioni ceramiche sono la base dominante dei lavori scultorei presentati dagli artisti – Alfabeto di forme - Serena Tani - e Stillae - Marco Ulivieri - che, in sintesi di linguaggi diversi e complementari, indagano la trasformazione, talvolta libera, talvolta assicurata ai supporti materiali, in forma rassicurante, degli elementi liquidi che ne supportano la costruzione. Passaggi di riflessione umana e sfide ad esiti incontrollabili e fragili hanno dato vita ad azioni grafiche concretizzate in corpi di calligrafie, distribuzioni di frequenze e tavole di risonanza, dove la transizione si palesa in un’eco di scritture asincrone.

Alfabeto di forme di Serena Tanipriva i grafemi neolatini della loro funzione comunicativa, trasformando i segni leggeri in reperti scultorei e tratti pittorici.

Nel primo nucleo del lavoro i caratteri alfabetici sono sottratti dalle lastre di argilla liquida, resa supporto fisico dall'asciugatura, con tagli chirurgici, per divenire testimonianze materiche. I corpi autonomi che ne derivano sono, a loro volta, applicati su tele trattate con argilla liquida e inchiodati con spilli da entomologia.  Alcune pagine di carte ceramiche, supporti sottili e fragili, ospitano invece l'estensione di ulteriori segni riprodotti con tecniche di pittura. 

L’Abbecedario è dispensato dalla sua origine, divenendo un insieme di presenze fisiche, impronte solide e pitture, che custodiscono la memoria del vuoto, fisico e concettuale, che li ha generati: reperti archiviati sull'argilla come organismi classificati, in un processo reso possibile da gesti di creazione, sottrazione, conservazione. Nella pratica di ferire e infilzare la terra che occupa la superficie della tela, in particolare, c’è la denuncia del tentativo di museificare la natura, del distaccamento umano dall’alfabeto della terra (la capacità di leggere le crepe del suolo, il tempo che passa). 

Spogliata del suo significato semantico, la parola diventa pura energia, un linguaggio universale e silenzioso, simbolo di azione e resistenza di traduzioni illeggibili eppure vive, una lingua perduta nel tempo che conserva e nasconde la sua chiave di lettura.

Serena Tani ha applicato all'opera un linguaggio universale unito a pratiche pittoriche e plastiche, costruito, come spesso documentato dalla sua personale e riconoscibile ricerca artistica, da applicazioni convergenti di tecniche meticolose, uso di materiali dalle consistenze leggere - quasi effimere - sintesi, armonia e solidità poetica.

Stillae di Marco Ulivieriregistra l'incontro tra la fisicità del gesto umano della colata e la legge universale della gravità, sovvertita nella composizione degli elementi. 

L'argilla liquida, e il flusso della goccia da cui l'opera nasce, è il dispositivo concettuale che unisce la rigidità della legge fisica all'imprevedibilità dei fluidi che, nel tempo necessario, si solidificano e danno forma alle sculture: l'esito di un processo in cui si congelano movimenti, cadute e tensioni, e si rende visibile un tempo impercettibile. 

Marco Ulivieri prosegue, nell'opera, l'esplorazione della dimensione sospesa tra pittura e modellato, punto di partenza della sua ricerca artistica con la ceramica, leggibile nelle opere fragilissime che usano il supporto ceramico come punto di partenza per emancipare le forme. 

Le esili colate incarnano estensioni del gesto pittorico in solidi tridimensionali e assumono le sembianze stabilite dal tempo che intercorre tra la caduta e la forma: sono esiti di un processo in cui la materia si ferma nel suo divenire, cristallizzando il destino dell'opera. 

Gli elementi che compongono l'installazione sono sostenuti da una tavola da ceramista, diametro e orizzonte di un paesaggio circolare, che richiama istogrammi e tavole sonore: quasi una mappa concettuale che può tradurre frequenze e dinamiche impreviste, che suggerisce musicalità di voci e trova sostegno nel lessico autentico e diretto della bottega artigiana, teatro dei gesti di trasformazione della terra. 

La trasformazione, l'osservazione e la codifica di comportamenti e reazioni in dinamiche sociali e quotidiane, unitamente alla ricerca su simbolismi e significati ancestrali, fino alla teorizzazione della concezione dell’arte e della prospettiva lineare geometrica sono al centro del secondo lavoro presentato da Marco Ulivieri, Historia vera

Da un nido di piccione scoperto nel suo studio, davanti ad una finestra che rimarrà aperta, nasce l'osservazione e la registrazione dei comportamenti degli animali, liberi di restare o di andarsene. Dopo che tutti i nuovi nati hanno lasciato il nido, uno dei piccioni rimane: si affaccia più volte alla finestra, ma torna sempre indietro, fino al giorno in cui, con la madre accanto, decide di spiccare il volo.

Ulivieri ha raccolto in video l'evoluzione di questo passaggio, trasformando un'opera di documentazione in un mini film artistico. A partire dal simbolismo dell'animale nella cultura classica – messaggero divino e animale sacro, legato ad Afrodite nella cultura greca e a Venere nella cultura romana – ne analizza le straordinarie capacità sensoriali e visive e ne rilegge la dinamica comportamentale, da osservatore e protagonista, attraverso i concetti della codifica della prospettiva lineare geometrica del trattato De pictura di Leon Battista Alberti. 

Mentre il modello albertiano congela e ordina la realtà secondo una griglia matematica destinata a un occhio umano fermo, il piccione percepisce un mondo fluido, dinamico e multidirezionale. Questo rende impossibile applicare la prospettiva rinascimentale alla percezione visiva del volatile, che possiede un sistema visivo sviluppato per scopi opposti alla pittura prospettica, avendo un campo visivo quasi totale e una visione indipendente monoculare, oltre all'assenza di prospettiva statica. Lo scenario della “finestra aperta attraverso cui osservare il mondo” (il dipinto), dove è colto il momento in cui l'animale decide di oltrepassare la soglia, fotografa l'attimo in cui cambiano paesaggio e prospettiva, e l'occhio della telecamera si ferma sulla finestra chiusa. La produzione del video è accompagnata dalla voce dell’attrice Chiara Ciofini.

Transizioni è un teatro di voci silenziose e fluide, l'ecosistema che Serena Tani e Marco Ulivieri hanno costruito e alimentato attraverso una ricerca enigmatica su confini, passaggi ed estensioni.

Benedetta Falteri

Direttore Fondazione Ceramica Montelupo